Primi caldi, vecchie consuetudini

È stata sufficiente una sola settimana di caldo “torrido” per ritornare ad “ammirare” dalla finestra di casa una manifestazione oramai ricorrente della stupidità umana… È chiaro, infatti, che quel che si è visto dalle 14:00 di ieri venerdì 21 giugno 2013 quando dalla contrada delle Mesole si levava una colonna di fumo bianco-grigiastro fosse inconfondibile segno di un incendio boschivo nato da mano dell’uomo (l’autocombustione è certo un fenomeno di leggendaria “fantasia”). Seguiva immediata la telefonata al 1515 del Corpo Forestale dello Stato per segnalare l’accaduto, ma il danno oramai era fatto. Per ore le fiamme hanno divorato in pochi attimi uno dopo l’altro macchia mediterranea, olivi, querce e chissà quanti animali sorpresi dalla rapidità in cui la linea del fuoco si è spostata spinta dal vento che beffardo (guarda il caso…) si è divertito a soffiare in tutte le direzioni. Anche le prime case di via Mesole sono state ad un certo punto seriamente minacciate. Dopo il triste incendio della contrada Parco dell’Arciprete/masseria Scorace dello scorso anno che ha lasciato un evidente segno ancora oggi visibile (che ha seguito altri incendi nella stessa zone negli anni precedenti), un altro verde lembo del territorio della nostra amata Crispiano è andato perduto proprio alle porte del paese. Il rischio che stiamo correndo è di rassegnarci ogni anno ad osservare inermi la distruzione di ciò che la natura ha costruito per tutti noi in tanti anni ed a vivere circondati da territori in preda ad un pericoloso degrado facendo finta di nulla.
Daniele CLEMENTE

Fonte: Daniele Clemente