MAL DI ENFITEUSI, OVVERO IL GIOCO DELLO SCARICABARILE

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Il paese è in subbuglio per la questione enfiteusi. E gli attuali Consiglieri di maggioranza e opposizione, non fanno altro che il solito vecchio giochetto di sempre: lo scaricabarile.
Nessuna novità sotto il cielo.

Vorremmo prima di tutto fare chiarezza ed illustrare brevemente come sono andati i fatti, anche mostrando le parti salienti delle deliberazioni del Consiglio Comunale – Amministrazione Ippolito e Aministrazione Lopomo -.

Il tanto pronunciato, ma poco conosciuto, Piano di Rientro, per adempiere alla Delibera della Corte dei Conti sul dissesto guidato, approvato nel mese di dicembre 2016 dalla Giunta Ippolito, tra l’altro, conteneva la previsione di incassare circa 148mila euro attraverso l’affrancazione (entrata in possesso da parte dell’enfiteuta del bene immobile pagando al Comune una somma calcolata in base alla legge ed ai regolamenti comunali) con inviti da inviare ai cittadini interessati e la previsione di riduzione dei costi per incentivare l’adesione dei concessionari.
Nulla, invece, era previsto per la riscossione dei canoni.

Nel mese di dicembre del 2017 il Commissario straordinario, insediatosi dopo la caduta anticipata dell’Amministrazione Ippolito, adottava un regolamento per dare avvio alle procedure di affrancazione.

Nel mese di maggio 2019, l’Amministrazione Lopomo, con una delibera di Consiglio Comunale, revoca tutti i precedenti regolamenti e ne approva uno tutto nuovo, in cui oltre a prevedere le procedure per l’affrancazione, introduce anche il recupero, a partire dal 2014, dei canoni enfiteutici.

Ora sarebbe troppo lungo indicare quali siano le “brutture” amministrative introdotte con questo nuovo regolamento; stiamo comunque approfondendo con esperti di diritto amministrativo tutte le procedure introdotte che potrebbero aver violato le leggi in vigore.
Quindi, è l’attuale Amministrazione, che ha introdotto il recupero del canone, ma non ha considerato l’impatto che avrebbe comportato e non ha avuto alcuna attenzione nei confronti delle tutele dei cittadini che ancora una volta si sentono vessati per colpe che loro non hanno.
L’amministrazione, a sua insaputa?, di fatto ha messo su un meccanismo di recupero dei canoni che serve a poco se non a generare malcontento.

Non ha neanche tenuto conto delle importanti raccomandazioni che il revisore dei conti ha indicato nel proprio parere (vedi foto del parere allegato).
E tutto per recuperare non solo i 148mila euro, ma a che i canoni per terreni o immobili che negli anni hanno subito tante di quelle trasformazioni da rendere utile e necessaria una preliminare verifica puntuale e circostanziatao.

Questo è.

Riteniamo utile informare la cittadinanza che il piano di rientro del 2016 è miseramente fallito e l’amministrazione nel Consiglio Comunale del 21 gennaio p.v. avvierà le procedure per un piano di riequilibrio finanziario.

Gli ex Amministratori della Giunta Ippolito, dall’opposizione, fanno finta di dimenticare che il piano di rientro, con questi 148mila euro l’hanno predisposto loro e oggi dicono che mancano i titoli di conservatoria per richiedere il canone, titoli che comunque sono necessari anche per richiedere l’affrancazione.
La domanda sorge spontanea: perché quando hanno amministrato loro non hanno fatto queste verifiche?

Certo è che i cittadini non possono sempre pagare l’approssimazione di una politica che da troppi, troppi anni, è in mano a “fenomeni” di incompetenza.

I partiti erano brutti e cattivi? Boh?! ma forse con l’acqua sporca abbiamo buttato anche il bambino…

Ora un solo consiglio ci resta di dare spassionatamente agli attuali amministratori: assumete una volta tanto una decisione coraggiosa.

Prendete atto che avete sbagliato clamorosamente nella conduzione di questa assurda operazione.

In autotutela sospendete o annullate il regolamento e le procedure in atto; respirate profondamente, analizzate a fondo il problema, facendovi aiutare anche da veri esperti della materia, e cercate un rimedio giusto e corretto nei confronti dei tanti crispianesi a buona ragione arrabbiati.

Anche perché gli eventuali e fondati contenziosi che inevitabilmente saranno promossi sarebbero troppo cari e pericolosi per le casse del bilancio comunale già abbastanza malconcio.

Sarebbe un gesto riparatore di una vera ingiustizia amministrativa che non fa altro che allontanare ancora una volta le persone dalla politica e fa loro perdere fiducia nelle istituzioni.

Coraggio e umiltà bastano.