L’hot Spot di Taranto centro covid per migranti?

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I parlamentari pugliesi della Lega, accogliendo le segnalazioni del coordinamento regionale, di tanti dirigenti locali  e iscritti al partito, nonché le comprensibili preoccupazioni di un notevole  numero di cittadini, hanno depositato in questi giorni un’interrogazione al ministro dell’interno per chiedere chiarimenti sull’avvenuta  trasformazione dell’ hot spot di Taranto, da centro di prima accoglienza, identificazione e smistamento, a struttura per il ricovero in quarantena di cittadini extracomunitari  provenienti dalla Tunisia. Gli hot spot, come è noto, nascono per accogliere i migranti appena sbarcati, per identificarli e smistarli entro 72 ore dal loro arrivo. In quest’ottica, per quanto discutibile e inopportuna  come scelta, nel 2016 anche a Taranto, nell’area portuale, a ridosso delle due grandi industrie presenti sul territorio, è stata realizzata una struttura attrezzata per la permanenza per poche ore dei migranti. Dall’estate del 2016 l’hot spot di Taranto, in presenza di un progressivo azzeramento degli sbarchi destinati  nel capoluogo ionico, è stato adibito a luogo per la identificazione di cittadini stranieri fermati a Ventimiglia, Como, Bardonecchia e in altre zone del confine settentrionale. I cittadini stranieri che ogni mese sbarcano direttamente sulle coste pugliesi vengono invece condotti per le procedure di identificazione nel centro di primo soccorso di Otranto. Negli ultimi giorni la struttura è diventata di fatto ricovero ospedaliero per circa 120 clandestini di nazionalità tunisina sbarcati in Sicilia. Se già il precedente utilizzo era assolutamente incompatibile con la iniziale destinazione d’uso della struttura, la trasformazione del tutto impropria in area di ricovero, è assolutamente inconcepibile. Innanzitutto laddove si è previsto la permanenza per non più di 72 ore, quindi con servizi calibrati per tale ristretto periodo, si attua oggi la quarantena che richiede invece almeno 14 giorni. Quale tipo di assistenza sanitaria infine è possibile che sia assicurata in un contesto di conclamata pandemia? E, soprattutto, quali misure concrete di sicurezza sono previste per il personale impiegato? E’ noto che da parte dei sindacati di Polizia siano state più volte segnalate  condizioni di lavoro non conformi alle norme sulla sicurezza sui posti di lavoro previsti dal d.lgs. 81/2008. E’ evidente che non sia possibile trasformare l’hot spot, che andava già chiuso una volta terminata la emergenza sbarchi, in una struttura ospedaliera.  Va peraltro segnalato l’aumento esponenziale negli ultimi tempi degli sbarchi, soprattutto dopo l’approvazione della “sanatoria Bellanova”. A margine delle tante problematiche che derivano dall’immigrazione incontrollata, a maggior ragione, oggi,  in periodo di emergenza sanitaria, ciò costituisce un ulteriore motivo di grave preoccupazione. 

On.le Avv. Gianfranco Chiarelli

Vice Coordinatore Regionale

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