IL MEDICO INNAMORATO DEL SUO PAESE

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Quando entravi nel suo studio, dopo il saluto iniziale, calava subito un silenzio dentro al quale si tuffava, concentrandosi sul caso e studiando attentamente le carte. E allora il tuo sguardo veniva inevitabilmente attratto da un bellissimo poster in bianco e nero di “Paulucce a wardje”, il suo papà.
Paulucce faceva il vigile quando Crispiano era piena di “pallonari da strada” e lui quasi giornalmente sequestrava un pallone. Per un po’ di tempo, i ragazzi dell’epoca nutrirono rancore per suo figlio, perché pensavano “ca cudde, le pallóne, le porte allu figghje”. Presto però si scoprì che a Nino il calcio non interessava per niente. E infatti Paulucce, che nel momento della confisca era severo e inflessibile, era di buon cuore e dopo un po’ di tempo trovava il modo di restituire quei palloni.

Il dott. Martino De Cesare, per tutti Nino, era un Crispianese verace, sia per ceppo familiare (“Maregiuwanne”-Caramia) che per l’amore smisurato che nutriva per questo nostro paese.
Fu suo l’elogio funebre di un altro grande medico crispianese: Pasquale Mappa. E in quella occasione Nino raccontò di quando il dott. Mappa gli disse: “Finalmente dopo venti anni avremo un altro medico crispianese, nato a Crispiano e capace di capire e farsi capire dai crispianesi”.
E infatti Nino era anche l’amico con cui potevi prendere un caffè senza tante formalità, scambiare battute e raccontare aneddoti, soprattutto in dialetto.

A volte, con un po’ di malinconia raccontava di come la percezione della figura del medico fosse cambiata rispetto a quando in casa lo accoglievano mettendo a disposizione il migliore asciugamani e la “saponetta nuova”. O di come non vedeva quella evoluzione del paese in cui lui aveva tanto sperato. Ricordiamo che già da ragazzo si era impegnato socialmente e insieme a un gruppo di amici, tra cui Peppino Scialpi e Franco Ippolito, aveva fondato l’associazione “Martin Luther King”, fino a essere coinvolto in una famosa storia che all’epoca fece tanto scalpore in paese, quella del “monumento a Garibaldi”.
Nino, dopo gli studi, volle fortemente tornare a Crispiano, perché intendeva davvero dare un contributo fattivo alla crescita della sua comunità.
Così, oltre a svolgere con passione e professionalità il suo lavoro, fu il fautore di diverse iniziative di livello; basti pensare alle “Settimane della Salute”, presso i Servizi Sociali, o al progetto sull’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria presso la “Chiesa Vecchia”.
E tra i tanti riconoscimenti avuti in carriera, ricordiamo il meritatissimo “Premio Sapienza ed Etica Professionale” ricevuto proprio “per aver degnamente rappresentato i valori etico-morali nell’ambito professionale e sociale”.

Ma c’è un premio ancora più “importante” che Nino ha ricevuto.
Era il lontano 1955. A quel tempo i ragazzini più vispi recitavano le poesie agli sposi, ma lui fece qualcosa di più. A Crispiano arrivò per la prima volta la televisione e Nino, accompagnato dai maestri Angelo Caroli (“Jangiuline”) e Angelo Santoro (“Lilline u russe”), si esibì sul palco del Teatro Comunale interpretando magistralmente la macchietta “M’aggia curà”, fecendo sorridere l’Italia intera. La fotografia che pubblichiamo, ritrae proprio i tre protagonisti di quell’indimenticabile evento.

Ora, come è nostro solito, Nino ce lo immaginiamo in un posto bellissimo. Magari mentre discute con Mappa e Dante Corrente delle differenze tra la vaccinazione del 1974 anti Colera e quella anti Covid. E tra un argomento di medicina e l’altro ridono di qualche episodio spassoso vissuto durante l’esistenza terrena.
Poi, improvvisamente, una pallonata li interrompe… E dopo un lungo fischio, si sente la voce di Paulucce che, in divisa, minaccia di sequestrare il pallone…

Ciao Nino. E grazie…

Michel Vinci & Luciano De Leonardis

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