EX ILVA, DAI LAVORATORI DELL’AREA A CALDO UNA PROPOSTA AL GOVERNO MELONI: «NO ALL’ASSISTENZIALISMO DELLA CIG. PRONTI A METTERE LE NOSTRE COMPETENZE AL SERVIZIO DELLO STATO»
Consegnata un’istanza formale indirizzata a Palazzo Chigi da parte di dipendenti con 25-30 anni di servizio: «Siamo le vittime di questa storia insieme alla città. Chiediamo ricollocazioni utili e salvaguardia del salario».
Si è tenuto a Sava (Ta) un cruciale incontro tra una delegazione di lavoratori, operai e impiegati dell’area a caldo dello stabilimento ex ILVA e il parlamentare On. Dario Iaia alla presenza del Vicepresidente del Consiglio Regionale della Puglia Renato Perrini.
Il confronto è stato espressamente richiesto dalle maestranze al deputato ionico come interlocutore istituzionale diretto con l’esecutivo nazionale guidato dalla Presidente Giorgia Meloni.
Una scelta dettata unicamente dalla ferma volontà di far giungere le proprie istanze a chi oggi governa il Paese, al di fuori e al di sopra di qualsiasi dinamica di partito o appartenenza politica.
Nel corso dell’incontro i lavoratori hanno esposto con fermezza le proprie ragioni e descritto la drammatica situazione che lo stabilimento sta vivendo in questi ultimi giorni. È stata evidenziata un’urgenza non più rinviabile: molti dei dipendenti presenti in assemblea hanno infatti ricevuto la comunicazione che, già a partire da lunedì prossimo, verranno collocati in cassa integrazione.
Al termine del dibattito, i lavoratori – uniti da un blocco generazionale e professionale compreso tra i 45 e i 55 anni d’età e con un’anzianità di stabilimento compresa tra i 25 e i 30 anni – hanno consegnato formalmente una lettera-istanza indirizzata ai vertici del Governo.
L’On. Iaia ha assunto il mandato formale di trasferire immediatamente il documento e i suoi contenuti a Roma mentre il Consigliere Perrini si è fatto carico di promuovere le medesime istanze a livello regionale a Bari.
L’iniziativa, libera e autonoma, è nata con un intento esclusivamente costruttivo e nel pieno rispetto dell’operato del Governo, della magistratura e dei sindacati. L’obiettivo è sottoporre a chi ha la responsabilità politica e il potere legislativo di attivare misure straordinarie per il sito siderurgico soluzioni concrete e fattibili per disinnescare la bomba sociale che colpirebbe oltre 15.000 famiglie e l’intero circuito economico di prossimità del tarantino qualora le imminenti decisioni giudiziarie dovessero decretare lo spegnimento definitivo dell’area a caldo.
Rifiutando con forza l’idea di essere condannati a una cassa integrazione passiva e penalizzante per il reddito familiare (sul quale pesano mutui, prestiti e cessioni del quinto), i lavoratori propongono allo Stato piani straordinari di ricollocazione protetta per lavori di pubblica utilità e manutenzione sul territorio – sfruttando le altissime competenze di impiegati tecnici, preposti alla sicurezza e operai specializzati per colmare la carenza di personale degli enti locali in base alle proprie residenze tra Taranto, Brindisi e Bari – affiancati da clausole sociali vincolanti per l’impiego prioritario delle maestranze nei futuri cantieri pubblici di decarbonizzazione e bonifica dell’area S.I.N.
La nostra non è una protesta, non cerchiamo polemiche né scontri con nessuno e manteniamo il massimo rispetto per tutte le parti coinvolte – conclude la nota dei lavoratori dell’area a caldo – ma abbiamo capito che era arrivato il momento di muoverci autonomamente e far sentire con forza la nostra voce, al riparo da qualsiasi strumentalizzazione. Chiediamo allo Stato di non disperdere il nostro patrimonio di competenze e di darci l’opportunità di concludere il nostro ciclo lavorativo con la dignità che meritiamo, ritornando come risorsa utile al servizio del bene comune.
Lavoratori ex ILVA (ora Acciaierie d’Italia) dell’area a caldo.
Lavoratori ex ilva Taranto








