Caro Direttore,

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qualche tempo fa un’amica mi chiese quale fosse stato il personaggio più importante da me intervistato. Le risposi che in pochi anni ho avuto modo di porre domande a politici, ad un paio di intellettuali, a qualche missionario coraggioso. E poi ancora, in ordine sparso, a tre professori universitari, a manifestanti incontrati per strada ed a svariati nomi tra artisti e sportivi.
La domanda di quella mia amica mi è tornata in mente due sere fa, subito dopo aver appreso la dipartita della signora Maria Giovanna Marangi. Avevo intervistato l’anziana signora l’anno passato, a casa sua. Era una domenica pomeriggio di giugno. Al mio fianco la telecamera del giovane filmaker crispianese Gianni Giacovelli.Volevamo girare un piccolo documentario per i suoi cento e otto anni. Ci sembrava importante recuperare qualche frammento dei ricordi di questa donna. Sapevamo che non avremmo avuto molte altre occasioni. Eravamo un po’ intimoriti dall’idea di dover vincere le barriere della lingua, il nostro italiano contro il dialetto più martinese che crispianese parlato dalla nonnina. Durante la lunga conversazione, che non la fiaccò per nulla, ci creò qualche problema solo il suo udito offuscato.
A distanza di qualche giorno ci rendemmo conto, mentre montavamo i cinque minuti di cortometraggio che avevamo deciso con Giacovelli, di avere tanto materiale in mano. Maria Giovanna aveva risposto a tutte le nostre domande. Aveva mostrato senso dell’ironia e dello humor, come quando le chiesi scherzando: ci rivediamo l’anno prossimo? Rispose: “Certo, non so voi, ma io l’anno prossimo sarò qui”. Aveva voglia di narrare delle pecorelle che aveva accudito sin dai sette anni di età, della campagna, della famiglia. Le riprese del piccolo cadeau, che chiamammo ‘Meme’ proprio come la nonnina diceva in dialetto facendo riferimento a se stessa, mostrano la vegliarda di Crispiano che gesticola, con le sue mani ossute ma ancora decise, imitando i gesti ancestrali di raccogliere le olive, tirare sarmenti, fare legature, salire sulle scale. Mostrava nostalgia per il marito morto quarant’anni prima. Il suo volto meglio di ogni slogan rendeva l’idea delle sofferenze patite in guerra.
Maria Giovanna è stata testimone di un mondo passato. Dalla sua stanzetta in un vicolo di Crispiano, ha incarnato senza volerlo la nostra speranza tecnologica che la vita vinca la morte.
Ho rivisto Maria Giovanna troppo tardi, ricomposta in una bara attorniata da donne di almeno tre generazioni. Serene. Il volto impallidito della nonnina era sovrastato da un bella volta a stella della stanzetta di casa adibita al lutto. Un attimo dopo i maschi che erano con me fuori per strada, hanno visto in cielo una stella cadente che ha lasciato una scia lunghissima. Ho capito allora che forse non era nel gruppo di politici ed intellettuali, sportivi e artisti in cerca di ribalta, che avrei dovuto cercare la persona più importante da me intervistata sinora.

Fonte: Cataldo Zappulla